Chi l’ha vista?
Nella collezione autunno-inverno 2010-2011 l’influenza non si porta più. E dire che era ormai un classico di stagione, un evergreen per altrettanto classici servizi di tg e di quotidiani. Un tempo puntuali come il panettone e il pandoro nei supermercati ai primi freddi, gli onnipervasivi avvertimenti sulle precauzioni da prendere e sulla vaccinazione da fare quest’anno latitano. E ci si sente orbati, anche un po’ annoiati, senza nemmeno un allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Nella collezione autunno-inverno 2010-2011 l’influenza non si porta più. E dire che era ormai un classico di stagione, un evergreen per altrettanto classici servizi di tg e di quotidiani. Un tempo puntuali come il panettone e il pandoro nei supermercati ai primi freddi, gli onnipervasivi avvertimenti sulle precauzioni da prendere e sulla vaccinazione da fare quest’anno latitano. E ci si sente orbati, anche un po’ annoiati, senza nemmeno un allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità sull’apocalisse influenzale prossima ventura, senza uno straccio di previsione millimetrica sui colpiti da un nuovo virus in arrivo dall’Asia, senza il camice bianco che all’ora dei pasti illustra dai teleschermi i vantaggi del vaccino. Questo sì, regolarmente arrivato in farmacia come ogni anno. Ma più in sordina, più discreto, quasi vergognoso rispetto al solito.
E’ che di panico da pandemia abbiamo fatto una bella scorpacciata l’anno scorso, e adesso è dura metterla giù dura. Tutta colpa (o merito) di quel fenomeno di follia collettiva rubricato come pandemia A/H1N1, la famigerata “suina”, che dal maggio del 2009 all’inverno del 2010 ha attraversato il pianeta, accompagnata da previsioni puntualmente non realizzate. Un po’ come l’esaurimento delle risorse petrolifere e alimentari preconizzato dal Club di Roma per il 2010, o lo scioglimento dei ghiacci dell’Himalaya secondo l’Intergovernmental panel on climate change dell’Onu (che grazie a quella bufala ha vinto anche il Nobel, in condominio con Al Gore).
E dire che la suina doveva essere “la peggiore pandemia degli ultimi quarant’anni”, a dar retta alle autorità sanitarie internazionali e nazionali. Qualcuno si ricorda che in Francia ci si preparava a chiudere tutte le scuole e a trasmettere le lezioni via tv e radio? “Il virus non può essere fermato”, ammoniva nel giugno del 2009 la direttrice dell’Oms, Margaret Chan. E meno male, perché, come i numeri reali hanno poi dimostrato, non ci sono mai stati così pochi decessi dovuti ai virus influenzali come nell’inverno 2009-2010. L’effetto suina ha addirittura depotenziato l’influenza stagionale, e ne ha ridotto la mortalità del 97 per cento (dati del ministero della Salute). Tra l’estate del 2009, quando è stato lanciato l’allarme, e l’aprile del 2010, in Italia ci sono stati in tutto duecentocinquanta morti direttamente o indirettamente legati a tutte le forme influenzali, virus di stagione e suina. Vale a dire il dato più basso mai registrato da quando quelle registrazioni si effettuano, e per giunta in totale assenza della vaccinazione di massa, auspicata da chi i vaccini li produce ma snobbata ovunque, con milioni e milioni di dosi acquistate dalle autorità sanitarie rimaste inutilizzate nei magazzini, e penosi strascichi di polemiche sul tema: chi paga?
Va bene, potrebbe essere troppo presto per cantar vittoria. Il picco dell’influenza stagionale (routinaria e più pacioccona, secondo gli esperti, delle varie suine e aviarie, parenti strette della spagnola di inizio Novecento) è tradizionalmente collocato tra la fine di dicembre e la metà di febbraio (nomen omen). Per ora, però, l’unico ad aver funzionato alla grande è l’efficacissimo vaccino antipanico involontariamente somministrato, l’anno scorso, dai diffusori professionali di panico.
E’ che di panico da pandemia abbiamo fatto una bella scorpacciata l’anno scorso, e adesso è dura metterla giù dura. Tutta colpa (o merito) di quel fenomeno di follia collettiva rubricato come pandemia A/H1N1, la famigerata “suina”, che dal maggio del 2009 all’inverno del 2010 ha attraversato il pianeta, accompagnata da previsioni puntualmente non realizzate. Un po’ come l’esaurimento delle risorse petrolifere e alimentari preconizzato dal Club di Roma per il 2010, o lo scioglimento dei ghiacci dell’Himalaya secondo l’Intergovernmental panel on climate change dell’Onu (che grazie a quella bufala ha vinto anche il Nobel, in condominio con Al Gore).
E dire che la suina doveva essere “la peggiore pandemia degli ultimi quarant’anni”, a dar retta alle autorità sanitarie internazionali e nazionali. Qualcuno si ricorda che in Francia ci si preparava a chiudere tutte le scuole e a trasmettere le lezioni via tv e radio? “Il virus non può essere fermato”, ammoniva nel giugno del 2009 la direttrice dell’Oms, Margaret Chan. E meno male, perché, come i numeri reali hanno poi dimostrato, non ci sono mai stati così pochi decessi dovuti ai virus influenzali come nell’inverno 2009-2010. L’effetto suina ha addirittura depotenziato l’influenza stagionale, e ne ha ridotto la mortalità del 97 per cento (dati del ministero della Salute). Tra l’estate del 2009, quando è stato lanciato l’allarme, e l’aprile del 2010, in Italia ci sono stati in tutto duecentocinquanta morti direttamente o indirettamente legati a tutte le forme influenzali, virus di stagione e suina. Vale a dire il dato più basso mai registrato da quando quelle registrazioni si effettuano, e per giunta in totale assenza della vaccinazione di massa, auspicata da chi i vaccini li produce ma snobbata ovunque, con milioni e milioni di dosi acquistate dalle autorità sanitarie rimaste inutilizzate nei magazzini, e penosi strascichi di polemiche sul tema: chi paga?
Va bene, potrebbe essere troppo presto per cantar vittoria. Il picco dell’influenza stagionale (routinaria e più pacioccona, secondo gli esperti, delle varie suine e aviarie, parenti strette della spagnola di inizio Novecento) è tradizionalmente collocato tra la fine di dicembre e la metà di febbraio (nomen omen). Per ora, però, l’unico ad aver funzionato alla grande è l’efficacissimo vaccino antipanico involontariamente somministrato, l’anno scorso, dai diffusori professionali di panico.